Scopro a più di 2 anni di distanza da quando è accaduto che gli oliveti sono arrivati in India.
Un accordo fra Rajasthan e Israele per un campo sperimentale di 250 ettari è già stato siglato. Contemporaneamente un’azienda indiana e una spagnola hanno firmato per una joint venture strategica.
In considerazione delle considerevoli differenze podologiche tra le due regioni geografiche la partnership inizierà con un poderoso progetto di ricerca che, arrivando alla piantumazione di 120.000 piante di diverse varietà, poterà utili indicazioni agronomiche sull’adattabilità della coltura olivo in India.
Un programma di studio che avrà a disposizione ben 250 ettari di campi sperimentali.
Dopo la fase di ricerca iniziale, che individuerà i genotipi più adatti all’area, le società israeliane introdurranno tali cultivar in India, fornendo anche il know how ai nuovi olivicoltori locali.
Le piante saranno irrigate con le tecniche di irrigazione a goccia più innovative, compreso il metodo dell’iniezione diretta, in cui le radici sono raggiunte direttamente dall’acqua e dai nutrienti.
Ciò consente di risparmiare il 40% dell’acqua normalmente utilizzata con i tradizionali sistemi di irrigazione a goccia, ottenendo ottime risposte produttive. In recenti prove, in Israele, anche grazie a questa tecnica si è riuscito ad ottenere fino a 2,8 tonnellate di olio di oliva per ettaro, un risultato che sperano di raggiungere anche in Rajasthan.
Attenti a un’alimentazione corretta e salutare, sebbene la stragrande maggioranza del miliardo di indiani non possano permettersi ancora tale prodotto, lo sviluppo economico fa presumere che i consumi di olio d’oliva sono rapidamente destinati a crescere e, viste le attuali quotazioni, la coltura olivicola potrebbe risultare altamente redditizia.
In India il prezzo medio dell’olio di oliva è di circa 800 Rs, contro i 53-55 Rs del più comune olio di arachide.
Tale quotazione potrebbe essere destinata a scendere, ma mantenendosi su livelli interessanti, se l’Indian Olive Oil Association riuscirà a convincere il governo ad abbassare i dazi doganali su questo prodotto (attualmente 45%) allineandoli a quelli di Paesi limitrofi quali la Cina o la Corea (8-10%).
Nel frattempo ha siglato un’intesa con un’azienda indiana per la creazione di una joint venture che si occuperà dell’importazione e della commercializzazione di olio spagnolo.
Saranno due i nuovi marchi presenti sul mercato indiano: Olivita (extra vergine d’oliva) e Olicook (olio per frittura).