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giovedì 10 giugno 2010

Oliveti in India? mmah!

L’India si butta nella produzione di olio d’oliva. Spagna e Israele in prima fila.
Scopro a più di 2 anni di distanza da quando è accaduto che gli oliveti sono arrivati in India.
Un accordo fra Rajasthan e Israele per un campo sperimentale di 250 ettari è già stato siglato. Contemporaneamente un’azienda indiana e una spagnola hanno firmato per una joint venture strategica.


Israele e India per un nuovo modello di olivicoltura
La regione indiana di Rajasthan e alcune società israeliane, leader nello sviluppo di tecniche e tecnologie irrigue, hanno siglato un accordo per lo sviluppo di un nuovo modello di olivicoltura in quella regione che, per condizioni climatiche, assomiglia allo Stato di Israele.
In considerazione delle considerevoli differenze podologiche tra le due regioni geografiche la partnership inizierà con un poderoso progetto di ricerca che, arrivando alla piantumazione di 120.000 piante di diverse varietà, poterà utili indicazioni agronomiche sull’adattabilità della coltura olivo in India.
Un programma di studio che avrà a disposizione ben 250 ettari di campi sperimentali.
Dopo la fase di ricerca iniziale, che individuerà i genotipi più adatti all’area, le società israeliane introdurranno tali cultivar in India, fornendo anche il know how ai nuovi olivicoltori locali.
Le piante saranno irrigate con le tecniche di irrigazione a goccia più innovative, compreso il metodo dell’iniezione diretta, in cui le radici sono raggiunte direttamente dall’acqua e dai nutrienti.
Ciò consente di risparmiare il 40% dell’acqua normalmente utilizzata con i tradizionali sistemi di irrigazione a goccia, ottenendo ottime risposte produttive. In recenti prove, in Israele, anche grazie a questa tecnica si è riuscito ad ottenere fino a 2,8 tonnellate di olio di oliva per ettaro, un risultato che sperano di raggiungere anche in Rajasthan.

Olio d’oliva? Un ottimo business
Perché l’India si butta sulla produzione d’olio d’oliva? Semplice, perché conviene.
Attenti a un’alimentazione corretta e salutare, sebbene la stragrande maggioranza del miliardo di indiani non possano permettersi ancora tale prodotto, lo sviluppo economico fa presumere che i consumi di olio d’oliva sono rapidamente destinati a crescere e, viste le attuali quotazioni, la coltura olivicola potrebbe risultare altamente redditizia.
In India il prezzo medio dell’olio di oliva è di circa 800 Rs, contro i 53-55 Rs del più comune olio di arachide.
Tale quotazione potrebbe essere destinata a scendere, ma mantenendosi su livelli interessanti, se l’Indian Olive Oil Association riuscirà a convincere il governo ad abbassare i dazi doganali su questo prodotto (attualmente 45%) allineandoli a quelli di Paesi limitrofi quali la Cina o la Corea (8-10%).

Anche la Spagna mette un piede nel mercato indiano
La Sojivit, azienda spagnola che dal 1995 produce e vende alimenti naturali, ha previsto un investimento di due milioni di euro per l’impianto di oliveti, in regime di coltivazione biologica, nel nord dell’India, pensando di iniziare a commercializzare la propria produzione a partire dal 2012. Il Presidente della Sojivit afferma che la sua non è una scommessa eccessivamente rischiosa, ricordando che già gli inglesi piantarono olivi quando l’India era una colonia britannica.
Nel frattempo ha siglato un’intesa con un’azienda indiana per la creazione di una joint venture che si occuperà dell’importazione e della commercializzazione di olio spagnolo.
Saranno due i nuovi marchi presenti sul mercato indiano: Olivita (extra vergine d’oliva) e Olicook (olio per frittura).

di E.Vania

Grazie a TeatroNaturale.it

giovedì 17 maggio 2007

Piano di interNazionalizzazione

Carissimi,
dopo 10 giorni di duro lavoro, finalmente l'opera è compiuta!
Nell'ambito del corso di marketing internazionale (Urbino), i miei colleghi del marketing virale ed io abbiamo progettato un piano di investimento per penetrare un Paese estero. L'impresa scelta è la Indesit Company.

Partendo dall’analisi di quattro aree economicamente consigliate abbiamo voluto impostare il lavoro sulla base di tre differenti screening, che ci hanno permesso di escludere progressivamente i paesi meno adatti alla internazionalizzazione programmata.

- Nel primo screening abbiamo considerato il rischio conflitti.

- Nel secondo screening abbiamo considerato le variabili che tra le restanti sono quelle di maggior impatto sul risultato di un eventuale internazionalizzazione, cioè le condizioni del mercato, la disponibilità e il costo dei fattori produttivi, nonché il sistema fiscale.

- Nel terzo screening abbiamo effettuato un riesame di tutti i dati raccolti relativamente ai due paesi eventualmente rimasti, inserendo anche le altre variabili non ancora prese in considerazione per dare maggiore completezza all’analisi.

Successivamente abbiamo descritto il business del Paese prescelto (analisi più precisa del mercato e del settore di nostro interesse), la strategia aziendale da perseguire e di conseguenza le politiche che ci sembravano più idonee al raggiungimento degli obiettivi preposti.

In ultimo abbiamo stabilito il budget di marketing e il conto economico di bilancio per valutare il ritorno degli investimenti nell’arco dei 5 anni.

Spero di fare una cosa gradita allegando la superba presentazione che abbiamo fatto al prof.
Tanti complimenti ai miei colleghi e un ringraziamento particolare alle fonti!

mercoledì 2 maggio 2007

Guanxi - marketplace & marketspace cinese

Ieri, lezione di marketing internazionale sulla Cina.
Molto molto interessante... perchè (scuola prof. Musso):
  • mercato da tenere sotto controllo
  • è sempre in ballo: produzione, approvvigionamenti, commercializzazione...
  • ruolo, peso, minaccia, opportunità, pericolo e prospettive delle imprese cinesi
  • marketplace molto disomogeneo al suo interno. Difficoltà di generalizzazione
  • molto carente di materie prime... quindi motivo di squilibrio mondiale
  • sviluppo industriale poco equilibrato per l'ambiente (risparmio risorse?!)
  • (prossime) condizioni sociali (costose) simili all'Occidente
  • la ricchezza crescerà
  • tante civiltà e tante economie diverse
  • economia socialista di mercato
  • sistema di governo molto rigido.. non solo nel mercato fisico, ma anche nel marketspace!
Ecco qui.. era proprio quello che mi aspettavo... la blogosfera c'era già arrivata..
Proprio così:
"La Cina, filtra tutti i siti internet affinché i propri utenti non vengano a contatto con blog o siti che trattano argomenti anche lontanamente contrari a quelli appoggiati dal regime."
Evviva la censura..
ma ora mi chiedo come può una comunità virtuale mondiale.. approdare in cina, diffondersi e garantire un libero flusso di informazioni, discussioni...?

sabato 7 aprile 2007

lavori in corso...


amici.. ho passato una delle settimane più impegnate nella storia.
nel corso di marketing internazionale si sta facendo una ricerca scientifica sull'esportazione e ogni frequantante doveva sottoporre un questionario al campione. Da un minimo di 1 ad un massimo di 10 interviste.. naturalmente io ho penalizzato il mio blog.. però ho toccato il top. Anzi, over the top, visto che
11 aziende esportatrici mi hanno dedicato il loro tempo.. tra cui la più premiata al Vinitaly, ma anche altre cantine di altri amici. Volevo ringraziare in modo particolare Emiliano Merico, per la collaborazione della sua azienda agrituristica e vitivinicola, l'amico Pino Varratta, responsabile sviluppo e marketing di Soiless. Riconoscimenti anche all'azienda di Cutrofiano, e al dott. Latino Gerardo di Leverano. Altri ringraziamenti al dott. Enzo Manni di Racale, dott. Adriano Sicuro di Taviano e al dott. Fatano Roberto.
Grazie!