martedì 19 giugno 2007

Intervista a Bernard Cova - Web2oltre

"[...] Non si fa più il target dei segmenti, ma delle comunità!
Ora c'è l'idea di comunità come partners. Cioè di cocreare i contenuti con la comunità, come l'esempio Ducati. Molto aperto: tutti i clienti, gli impiegati sono tutti uguali!"

Post di getto: Credibilità/Autorevolezza

Scrivo un pezzo di tesi sulla credibilità e un dubbio esistenziale mi assale:
Ma se... chi conversa nella Blogosfera o chi ha un blog aperto o più semplicemente, un blogger, diventa popolare, autorevole, credibile, seguito, feedato e linkato da moltissimi alri blog e, un’azienda vuole avere flusso al proprio sito o al proprio corporate blog sfruttando il noto blogger, che cosa fa??
  1. non fa altro che pagare (profumatamente) l’autorevolissimo e stimato blogger affinché pubblichi un post nel proprio blog, o nel suo corporate (naturalmente dandogli le direttive dell'argomento);
  2. organizza un convegno/workshop/seminario/evento e lo invita pubblicamente o ancora meglio gli fa presiedere l’evento! (che forse è meglio).
E il flusso è fatto! (poi un link tira l’altro)
Sembra così facile ma da quello che ho potuto notare in questi pochi mesi che aggrego, leggo e rileggo, è proprio così
Ma a questo punto la democrazia 2.0 che fine fa?
Dovrò tornare mica a seguire i media mainstream?! (...per carità)

venerdì 15 giugno 2007

Pubbliche Relazioni in rete

Giorni fa leggevo su “Le Relazioni Pericolosamente Pubbliche”, ottimo blog sulla blogosfera relazionale, un post sui blog aziendali sul quale non sono totalmente d’accordo. Spiego perché. Può anche essere vero che “un consumatore sente l'impellente bisogno di comunicare con l'azienda soprattutto quando ritiene di aver qualcosa di cui lamentarsi”, però l’obiettivo prioritario di un “blog aziendale” non mi sembra sia quello di accogliere lamentele! Anzi i primi obiettivi dovrebbero essere, secondo me:
• Aumentare la visibilità dell’azienda.
• Creare e mantenere un brand solido.
• Costruire esperienze positive.
• Creare profitto.
Continuando a leggere lo stesso post ho trovato qualcosa di curioso: “[...]quello che distingue un'azienda tendenzialmente 2.0 dalle altre: il coraggio e la capacità di interloquire con gli scontenti. Non solo, ovviamente, con lo scopo minimo di recuperare il rapporto con il cliente in fuga, ma, attraverso l'esposizione mediatica di questo processo, con l'obiettivo di arricchire e "avvalorare" il posizionamento dell'azienda e la sua immagine presso il pubblico o qualsiasi altro stakeholder".
Sull’ultima parte sono d’accordissimo, invece sulla prima faccio un po’ fatica a capire come si debba avere coraggio di interagire con gli “scontenti”. Sinceramente pensavo che l’azienda interagisse con la rete, anzi, come ha detto ieri Mauro Lupi (ringrazio Tommy per le slide), le aziende devono costruire un rapporto con le persone (non più solo consumatori), conversando, mostrando il volto umano dell’azienda.
Ed è proprio questo volto umano, quel clima umano e familiare che avvicina l'azienda alle persone/consumatori per influenzare il loro comportamento d'acquisto e solo dopo, eventualmente, "controllare" i loro commenti/lamentele/critiche!

mercoledì 6 giugno 2007